La Partita IVA è uno strumento legale che permette a chi opera sul territorio italiano di dichiarare i propri incassi nascenti dalla propria attività.

Sono soggetti a Partita IVA i liberi Professionisti, i lavoratori autonomi o chiunque abbia avviato un’azienda.

La Partita IVA ha inoltre la funzione d’identificare l’attività e la persona che ne risulta titolare, con un collegamento diretto con il fisco e la previdenza sociale. Con la Partita IVA quindi il professionista o l’imprenditore può dichiarare i propri introiti, versare le imposte ed i contributi dovuti allo Stato Italiano.

Tecnicamente parlando poi la Partita IVA non è altro che un insieme di undici cifre, che identifica il libero Professionista, il lavoratore autonomo od il titolare dell’impresa in questione.

La Partita IVA è dunque un insieme di undici numeri con un significato preciso:

  • sette cifre: identificative del titolare dell’attività (intesa come libera professione o ditta individuale), che consentono quindi in maniera univoca la riconducibilità alla persona fisica o giuridica;

  • tre cifre: identificative del codice dell’Ufficio dell’Agenzia delle Entrate;

  • una cifra: identificativa come semplice funzione di controllo.

Ma cosa è effettivamente l’IVA?

Il significato del termine “IVA” non è che l’acronimo di Imposta sul Valore Aggiunto. L’IVA non è altro dunque che una tassa che si aggiunge al valore di partenza di un prodotto o servizio, nel corso della sua lavorazione o distribuzione.

 L’IVA assume percentuali differenti, a seconda del prodotto o servizio: dunque, viene versata su qualsiasi oggetto, prestazione o bene fornito al pubblico e si divide in Italia in tre categorie:

  • minima, pari cioè al 4% per i beni di prima necessità quali generi alimentari, stampa, ecc..ecc…

  • ridotta, pari al 10% per i servizi turistici, per la ristorazione, ecc..ecc..

  • ordinaria, pari al 22%, per tutte le altre categorie.

Di fatto dunque l’IVA determina un aumento del prezzo di vendita al consumatore finale e, coloro che la riscuotono, cioè produttori, distributori e rivenditori infatti, possono detrarre questa percentuale dai costi per l’acquisto delle materie prime ma devono anche tenerne contabilità, per versarla poi allo Stato a scadenza periodica.

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