All’interno del D.P.R. 642/1972 ci sono tutti i riferimenti per poter comprendere il meccanismo dell’Imposta di Bollo di ieri e che mette in chiaro su cosa si debba fare per ottemperare al pagamento del Bollo Virtuale oggi.

Nello specifico, l’art. 15 del DPR n. 642/1972 declina quanto espresso prima, ovviamente non in modo esplicito in quanto nel 1972 non si poteva certo pensare a quanto oggi stiamo descrivendo.

Quindi si deduce che per effettuare il pagamento del Bollo Virtuale il contribuente debba richiedere un’autorizzazione preventiva, presentando una domanda all’Ufficio Competente, a cui è tenuto ad allegare una dichiarazione in cui indicare presuntivamente quanti atti e documenti saranno emessi e ricevuti durante l’anno.

Una volta che l’autorizzazione è concessa, essa si deve intendere a tempo indeterminato, nonostante però l’Ufficio possa revocarla con l’obbligo di notificare tale decisione al contribuente.

Il rapporto a questo punto è vicendevole, nel senso che anche il contribuente può decidere di rinunciare all’autorizzazione, salvo il doverne dare comunicazione scritta all’Ufficio Competente e presentando contemporaneamente la dichiarazione, di cui al 5° comma dello stesso art. 15:

“…Contenente l’indicazione del numero degli atti e documenti emessi nell’anno precedente distinti per voce di tariffa e degli altri elementi utili per la liquidazione dell’imposta, nonché degli assegni bancari estinti nel suddetto periodo.”

Questa dichiarazione di rinuncia dovrà essere relativa all’intervallo temporale compreso dal 1° gennaio al giorno da cui ha effetto la rinunzia, su modello approvato dal direttore dell’Agenzia delle entrate, che deve essere redatta pena la nullità.

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